Uscita finale corso Alpinismo Base 2015


Corso A1 2015 – Uscita finale al Monte Rosa: Quasi una spedizione

Finalmente ci siamo, questo lungo e intenso corso base di alpinismo  sta per concludersi  con l’uscita più attesa:  l’alta montagna, i ghiacciai delle alpi, il Monte Rosa!!      E’ il momento di mettere a frutto tutto quello che di buono abbiamo fatto (insegnato ed appreso) in questi  mesi di corso:  nodi, soste, tecniche di progressione, catena di sicurezza e soprattutto …. il cordino da ghiacciaio, questo enigmatico, sfuggente COMPLICATISSIMO dispositivo di sicurezza (sicurezza??…. di inciamparci!!)  la cui realizzazione e utilizzo mette come al solito a dura prova l’abilità degli allievi e la pazienza degli  istruttori.
Comunque alla fine siamo qui, una bella squadra di sedici persone, allievi e istruttori, giovani e meno giovani, uomini (tanti) e donne(poche ma bellissime).     Partiamo con gli impianti di Staffal con un sole spettacolare che ci accompagnerà per tutta la permanenza in quota,  abbiamo zaini pesantissimi  ma siamo gasati ed entusiasti.    Il panorama si rivela subito bellissimo e cambia rapidamente mano a mano che ci alziamo di quota, partiamo con prati verdi e boschi di conifere e finiamo su un isolotto di rocce rotte e scure in mezzo al Ghiacciaio d’Indren, stazione d’arrivo dell’ultima sezione di funivia che tutti chiamano ”Funifor” a 3275m di quota.   L’ambiente è grandioso, abbiamo di fronte la Punta Giordani (4046m) e la Piramide Vincent(4215m)  che chiudono il ghiacciaio d’Indren, su cui si vedono varie tracce di salita.
Ci carichiamo gli zaini e ci avviamo lentamente tra le roccette fino a prendere una traccia che sale dolcemente verso una costola rocciosa sopra cui si vede il rifugio Città di Mantova;  il percorso è facile ma l’altitudine e lo zaino si fanno già sentire, avanziamo lentamente, saliamo alcuni facili passaggi su roccia e sbuchiamo sotto al rifugio Mantova, gli giriamo attorno e continuiamo sul ghiacciaio di Garstelet  verso il nostro obbiettivo di oggi, la Capanna Gnifetti , che raggiungiamo poco dopo superando un ultimo salto roccioso attrezzato con gradini e cavo d’acciaio.   Il rifugio è in una posizione spettacolare a 3647 m di altitudine su uno sperone roccioso tra i ghiacciai di  Garstelet e del Lys, con un grandioso panorama sia a monte che a valle.  Inizia il solito rituale della caccia ad un paio di ciabatte dello stesso numero (pensare di trovarle anche del NOSTRO numero è un desiderio velleitario che hanno solo in pochi), depositiamo scarponi e ferraglia varia nel locale per l’attrezzatura e andiamo a prendere possesso delle 2 camere da otto posti  che ci sono assegnate;   non sono male se non fosse che per raggiungere il terzo livello di letti bisogna saper arrampicare almeno sul 6b!!  in compenso i bagni sono discreti anche se non proprio profumati  ed hanno la vista più bella di tutto il rifugio su una seraccata enorme.     Abbiamo ancora tempo prima della cena per rilassarci un po’ (birra),  goderci un po’ di sole (birra,birra)  ripassare il famigerato cordino da ghiacciaio e fare le cordate per il giorno dopo.    La cena scorre tranquilla, riusciamo a stupire la cameriera finendo una quantità industriale di pasta e proprio mentre qualcuno è disperatissimo perché non c’è praticamente modo di telefonare scopriamo che il rifugio ha una wifi libera……. felicità!!!
La prima notte a 3650m provenienti dal mare non è mai una passeggiata per nessuno, ma con qualche aspirina si riesce a dormire almeno un po’ visto che  la sveglia per il giorno dopo è alle 5, un’ora insolitamente “umana” per i rudi alpinisti, ma l’obbiettivo è acclimatarci con tranquillità e fare una prima conoscenza del ghiacciaio.
Il rito della sveglia e della partenza dal rifugio è molto routinario, almeno per chi non è alle prime esperienze:  in bagno con la frontale, primo tentativo quasi sempre vano di … espletare i bisogni fisiologici, rapidissima sciacquata alla faccia con un filo di acqua gelida,  colazione (abbondante come se non ci fosse un domani),  lavaggio denti, eventuale secondo tentativo… e poi ci si prepara per uscire ripassando mentalmente le cose che non possiamo assolutamente scordare ( la frontale ce l’ho, il cappello ce l’ho, occhiali da sole ok, guanti  ok……), ma c’è comunque, SEMPRE,  qualcuno che dopo aver indossato imbraco, ramponi e naturalmente dopo essersi legato e fatto la bambola lancia un urlo disperato… IL CASCOOO!!!
Partiamo che albeggia, in alto, una fila di lucine delle frontali di chi è partito molto prima di noi, ma oggi non abbiamo fretta, con calma scendiamo sul ghiacciaio e ci avviamo; la temperatura è piacevole , non c’è vento e  grazie ad  un discreto rigelo notturno, per adesso la neve è piacevolmente dura.   L’obbiettivo di oggi è la salita alla Piramide Vincent  per il versante Nord-Ovest, una cosa tranquilla per permettere a tutti gli allievi di prendere confidenza con la progressione su ghiacciaio, di abituarsi alla quota, di riconoscere i pericoli che questo mondo affascinante nasconde.  Procediamo prima  verso NE in direzione della enorme massa di ghiaccio e roccia della Piramide Vincent, poi verso N  superando vari crepacci su ponti di neve non sempre tranquillissimi, poi, prima del roccione del Balmenhorn con il Cristo delle Vette pieghiamo a destra per il colle Vincent e per il largo pendio NO su ottima traccia arriviamo alla nevosa calotta terminale!!!
Il primo obbiettivo è raggiunto, dall’alto dei 4215m della Piramide Vincent  ammiriamo verso N una splendida infilata di cime oltre i 4000 metri: Corno Nero, Ludwingshohe, Parrot e la valle verso Alagna con il ghiacciaio del Sesia coperto da un mare di nuvole.  Verso NO domina  la spettacolare cresta dei Lyskamm con il ghiacciaio del Lys;  siamo nel cuore del massiccio del Rosa e la sensazione è incredibile per tutti, allievi e istruttori.  Dopo le strette di mano e le foto beviamo un po’ di tè caldo mangiamo qualcosa e , non paghi, riscendiamo al colle Vincent  e saliamo anche al Balmenhorn con il suo bivacco Giordano e l’enorme statua del Cristo delle Vette.    La discesa dalla punta rocciosa dietro la statua non è proprio banale al punto che si sente anche qualcuno dire con forza “io da lì non scendo…”, ma poi, come spesso succede, tutto è meno brutto di quello che sembra e sani,salvi e soddisfatti  rientriamo al nostro rifugio (birra,birra ,birra….).
La cena scorre liscia con la solita quantità esagerata di pasta e zuppa e con la visita inaspettata di uno stambecco che viene a leccare il sale sulle pietre fuori dal rifugio; siamo tutti allegri, iniziamo ad abituarci alla quota e siamo pronti per l’obbiettivo ambizioso di domani: Punta Gnifetti  con la Capanna Regina Margherita che con i suoi 4554m è il rifugio più alto d’Europa!
Stavolta la sveglia è alle 4 e alle 4.30 siamo già tutti pronti a fare colazione.   Rispetto a ieri si sente un po’ di tensione in più, il percorso di oggi è abbastanza lungo e la quota può fare qualche brutto scherzo, quindi un po’ di timore è giustificato, ma tutto si scioglie quando alle 5.30 ci incamminiamo lungo il ghiacciaio.
La prima parte del percorso la conosciamo già e arrivati al punto in cui ieri avevamo deviato per la Piramide Vincent ci rendiamo conto che andiamo molto meglio e facciamo meno fatica.   Stavolta aggiriamo a sinistra il Balmenhorn e proseguendo su pendii più uniformi, dopo poco più di due ore dalla partenza  siamo al colle del Lys a 4248m.  E’ un punto panoramico incredibile:  ad O i Lyskamm e il ghiacciaio Grenzgletsher  che precipita verso la Svizzera, ad E il Corno Nero, il Ludwingshohee la Parrot , verso N la Zumstein e la Punta Dufour e finalmente verso NE la Punta Gnifetti con sopra ben visibile la Capanna Margherita!
Il posto merita una sosta per riempirsi gli occhi ed anche lo stomaco con tè e qualche barretta energetica, quindi riprendiamo la nostra via costeggiando, prima in leggera discesa poi lungamente in piano i seracchi della Parrot,  risaliamo attraversando la testata del  Grenzgletsher e, passando con qualche apprensione sotto i seracchi crollati da poco della punta Gnifetti , arriviamo in prossimità del colle Gnifetti, da qui  pieghiamo decisamente a destra e affrontiamo l’ultimo pendio più ripido che ci porta sulla cima che è occupata interamente della Capanna Margherita.
Piano piano, a poca distanza l’una dall’altra, tutte le nostre cordate raggiungono la cima, questa è la cosa più importante per noi, vuol dire che siamo stati tutti bravi, allievi ed istruttori, significa che possiamo condividere la gioia con tutti e che abbiamo fatto un buon lavoro!!
Ci godiamo il panorama a 360 gradi e il sole caldo su questo magnifico balcone di legno e rame a precipizio sulle rocce della Est della punta Gnifetti,  con la magnifica cresta Signal che divide le valli di Alagna e Macugnaga, e poi la Zumstein, la Dufour, la Norend , in lontananza il Cervino e tutti i 4000 svizzeri ….
Ma bisogna scendere, fa molto caldo ed è meglio superare i punti critici prima che il sole renda tutto più molle ed insicuro, quindi un ultimo sguardo e andiamo, la discesa è lunga e qualcosa ci attende al rifugio (birra, birra, birra).
Il giorno dopo scendiamo, con calma, gli zaini di nuovo pesanti, rivediamo al rovescio il cambio di panorama: dalla neve e rocce nere ai prati via via più verdi, i boschi e … il parcheggio degli impianti pieno di macchine!!     Per fortuna abbiamo negli occhi e nel cuore tre giorni di sole con panorami  stupendi, amicizia, risate e leggerezza; poi prima di lasciarci e tornare al lavoro di tutti i giorni… BIRRA, BIRRA, BIRRA!!